comitato notarile della regione campania

   Distretto di Salerno

 

Talento Competenze Qualità
Intervento 2° Sessione Conoscenza e Saperi: la Logica delle Carriere

Unione Industriali - Napoli

 

La parola d’ordine di apertura è valorizzare il talento. Su questo incipit mi sento però in dovere di fare una precisazione, forse assolutamente non necessaria visto il contesto in cui oggi esprimiamo le nostre opinioni, ma importante nell’ambito di una società dove si comunica molto, troppo, ma non in maniera concisa, elementare ed inequivocabile. Si lascia troppo spazio all’interpretazione, al capire nel senso che ci fa piacere sentire, ai pifferai magici delle più diverse estrazioni. Il talento è importante, è il bene fortemente protetto nel mondo angloamericano, che lo tutela nell’ambito delle professioni con Università altamente selettive, assai più dei nostri concorsi di accesso alle professioni e che lo assoggetta perché possa esprimersi alla meritocrazia. Chi per avventura si fosse superficialmente accostato alla scuola americana saprebbe che nelle classi ci sono le aree di rendimento e che la ben minima flessione determina un veloce declassamento, ma consente anche in omaggio al modello della società americana una rapida rimonta. Molto probabilmente quindi i fans del mondo angloamericano ed in particolare del common law per le professioni legali dovrebbero preoccuparsi prima che della Riforma delle professioni della Riforma meritocratica della Scuola e delle Università, attuando forse una rivoluzione culturale prima che normativa; non si può aspirare alla meritocrazia se non partendo dalle fondamenta e quindi dalla scuola. Ho sempre rilevato, da studentessa e da genitore, come nelle nostre strutture scolastiche sia carente uno degli scopi precipui che un insegnante deve perseguire: scoprire il talento che sicuramente ciascuno dei suoi allievi ha ed aiutarlo a riconoscerlo, svilupparlo ed utilizzarlo per assumere poi il giusto ruolo nella società. Deve essere questo uno dei principali compiti che la scuola deve assumere e svolgere; sì alle nozioni, sì alla cultura intesa nel senso leggero e piacevole del viaggiare nei vari campi del sapere, ma soprattutto sì all’apprendimento del metodo nello studio, nella ricerca, nella scoperta dei propri talenti, per non vivere l’istruzione come “occupazione a termine” dei giovani. Detto ciò per sottolineare l’importanza individuale e collettiva della valorizzazione del talento, devo aggiungere la preannunziata precisazione. Il talento diviene arma pericolosissima se non accompagnato da una forte etica nel suo utilizzo; il contrappeso negativo dell’affermazione dei talenti nella società angloamericana è la sfrenata ed a volte crudele competitività di quel sistema quando non frenata appunto dall’etica. E’ la latitanza dell’etica nell’esercizio delle professioni, spesso causata da una malintesa concezione della carriera, a generarne le distorsioni, la scarsa utilità sociale e fatalmente il possibile declino. Il soggetto portatore di ingegno e talento incontestabili diviene inevitabilmente nel contesto in cui si muove icona di un ruolo, punto di riferimento nel suo ambito operativo per la comunità che gli ruota intorno e fonte di convincimento circa l’utilità o meno e le corrette modalità di esercizio della funzione svolta. Se l’esercizio di un ruolo, di una funzione, la resa di una prestazione professionale avvengono con risultati tecnici realmente od apparentemente eccellenti, ma senza etica, ossia senza lo svolgimento del percorso che coerentemente ed onestamente (in senso materiale ed intellettuale) deve portare al risultato con l’osservanza dei passaggi che ne fanno un risultato di qualità, anche verificabile in termini di trasparenza, allora il talento è socialmente sprecato, è utilizzato soltanto per la soddisfazione di interessi personali, è volto, non dico al male, ma sicuramente non all’utilità sociale che l’esercizio di una professione deve necessariamente perseguire sia pure in termini di giusto equilibrio in rapporto alla natura comunque economica delle attività professionali. Prima ancora che si generi l’equivoco vorrei anche chiarire che il seguire un percorso operativo, sia esso fissato in provvedimenti di tipo normativo, nelle usanze o dettato semplicemente dall’etica professionale, non significa rallentare l’efficienza, la produttività, la velocità della prestazione dei servizi professionali. Anzi è proprio il contrario. Seguire le regole, sia pure nella libertà intellettuale che deve presiedere la scelta delle soluzioni, significa non avere nell’ordinario dubbi operativi, percorrere velocemente una strada con la sicurezza di chi guida in un autodromo e non in un’insicura provinciale con mille sbocchi laterali. E’ questa l’importanza e l’estrema utilità delle regole, che devono essere poche, chiare e duramente tutelate con una deontologia forte. Fatta questa piccolissima premessa generale posso solo offrire sul tema che occupa la nostra sessione quella che è la visuale di un modesto notaio. Dico subito che non sono figlia di notaio e che conosco numerosi colleghi come me che non lo sono; questa mia constatazione di fatto negli anni circa la proporzione tra “familismo” e “merito” nell’ambito della mia categoria professionale, è stata di recente acclarata da una indagine statistica del nostro Consiglio Nazionale che ha individuato in una percentuale inferiore al 20% il numero di colleghi figli di colleghi. Inoltre devo dire che a fronte dei numerosi colleghi non figli di notaio ho anche conosciuto tanti figli di notaio mai diventati colleghi. Nell’ambito del Notariato è geneticamente ed ontologicamente fortissima la specializzazione nei settori del diritto civile e commerciale. La preparazione al concorso, di tipo teorico – pratico, è lunga e posso dire con certezza sofferta. L’estrema specializzazione delle conoscenze in questo settore professionale determina un altissimo rischio sul piano della realizzazione professionale poiché la spendibilità delle conoscenze acquisite non è ampia rispetto agli altri settori di operatività nel campo del diritto e agli altri concorsi in materie giuridiche. Quindi alta specializzazione, alto rischio nella realizzazione professionale ed alta selettività nell’espletamento del concorso che porta all’esercizio della professione. Ripeto a me stessa da anni, rilevando pregi e difetti della mia categoria professionale, che di rado ho incontrato colleghi da bollare come privi di talento e merito. Forse in affanno nell’aggiornarsi a causa di leggi e leggine, regolamenti e circolari poco organici quando non malfatti, forse fermi a convinzioni troppo rigide nel riconoscere le ragioni degli altri, ma mai privi del talento, delle conoscenze e dei saperi necessari per l’esercizio competente della loro funzione. Non va poi taciuto che, per quanto riguarda la conoscenza ed i saperi, esiste oggi, e ne sono testimonianza gli scritti, i ruoli assunti nell’università, i numerosi convegni di alto livello scientifico, l’offerta formativa per l’aggiornamento professionale, l’attività delle Scuole di Notariato e dell’Ufficio Studi del Consiglio Nazionale, una dottrina notarile di tutto rispetto in campo civilistico e commerciale della quale siamo orgogliosi. Quindi mi sento di dire con estrema serenità che nessun dubbio nutro sulla “conoscenza ed i saperi” della mia categoria professionale sia a livello di media sia a livello di punte di eccellenza, e che pure nessun dubbio nutro sulla meritocrazia che governa il nostro concorso di ammissione all’esercizio della professione; devo inoltre dire come persona che ha maturato una qualche esperienza di insegnamento nelle Scuole Universitarie per le Professioni Legali e nella Scuola di Notariato dei Distretti della Campania che anche i giovani neolaureati che si avvicinano al Notariato sono fortemente motivati e qualificati sul piano delle conoscenze universitarie. Fin qui l’isola felice; ma non è tutto oro ciò che luce. Anche noi soffriamo distorsioni, fenomeni aberranti e frange deviate. Il tasto dolente può certamente individuarsi nella logica della carriera nel Notariato. Se per carriera intendiamo il cursus honorum che il notaio deve seguire perché egli interpreti a pieno e progressivamente, per traguardi graduali e guadagnati spendendosi fortemente in prima persona, il ruolo e la funzione che le società e le leggi gli hanno riconosciuto nel corso dei secoli e nelle aree geografiche più disparate (anche alcuni degli Stati Uniti d’America hanno adottato oggi la figura del notaio), dobbiamo dire sì alla carriera, ma se per carriera del notaio dobbiamo intendere il perseguimento sfrenato del “prestigio sociale” che deriva dalla produttività di tipo industriale, apprezzabilissima nell'impresa ma assolutamente incompatibile con la prestazione d'opera intellettuale, dal grosso repertorio, dai clienti importanti perché contraenti forti e veicolo di ulteriori clientele con l’abbandono della tutela delle fasce più deboli ed indifese della società, e quindi il perseguimento del “prestigio economico” in termini di sfrenato guadagno professionale con necessaria distorsione di quella che è la funzione sociale e storica del Notariato, allora dobbiamo dire necessariamente e con decisione assoluta no alla carriera.


Ripeterò a questo punto considerazioni trite e ritrite, almeno in ambito notarile, e che hanno costituito negli ultimi anni il fulcro di un ampio dibattito in seno alla categoria e la fonte di una serie di interventi sull’organizzazione e sull’ordinamento del Notariato che non sono ancora al loro termine, ma che anche per l’immediato futuro conoscono già un loro piano operativo; al Notariato va riconosciuto un largo gioco di anticipo sulle istanze nascenti dalla Riforma delle Professioni (in materia di deontologia, pubblicità informativa, controllo della qualità della prestazione a tutela dei cittadini, riforma dell’accesso, sostegno economico ai giovani che intendono accedere al Notariato, assicurazione obbligatoria professionale, aumento del numero, accorpamento dei piccoli Distretti notarili per una maggiore facilità di scelta del professionista da parte dell’utenza). C’è ancora molto da fare per la modernizzazione della professione, soprattutto per la correzione drastica di quella logica distorta della carriera di cui parlavo prima, ed alla parte migliore del Notariato le idee in proposito non mancano; si tratta di avere il tempo necessario e l’appoggio delle Istituzioni e della società civile, alle quali vorremmo far percepire con la maggiore chiarezza possibile l’utilità della conoscenza e dei saperi del Notariato.


Sull’importanza e sull’utilità pratica delle regole, da cui discende l’importanza della tutela e dei custodi delle regole, ho già dato la mia modestissima opinione. Ci ritorno perché credo che dar conto di quello che è il prodotto dell’attività notarile, la tutela delle regole e della certezza del diritto, serva a chiarire meglio la natura ed i limiti che la carriera del notaio deve avere. Il Notariato produce certezza giuridica, confeziona l’anello di congiunzione tra fattispecie concreta e fattispecie normativa, è “il soggetto ottimizzatore” nella realizzazione degli interessi privati in conformità all’ordinamento giuridico, di qui il ruolo chiave del Notariato nell’ordinamento giuridico del nostro Paese. Si tratta dell’attuazione di valori di grande importanza sia sul piano economico sia sul piano sociale: il Notariato lo sa e purtroppo l’ha nel corso degli anni ripetuto al suo interno, ma non l’ha saputo, e probabilmente voluto, comunicare all’esterno. A questo proposito si deve però evidenziare una giustificazione. Il Notariato è vissuto e cresciuto nella convinzione di essere organizzazione non di semplici professionisti privati, ma organizzazione mista fortemente caratterizzata, anzi ritengo in maniera assolutamente prevalente caratterizzata, dall’esercizio di una pubblica funzione, convinzione questa per me assolutamente condivisibile per le ragioni di tutela del bene pubblico certezza del diritto che il Notariato, in campo civilistico, produce assieme alla Magistratura, il primo quale strumento di prevenzione delle liti e di delimitazione sicura dei diritti proprietari, la seconda quale potere dello Stato deputato all’amministrazione della Giustizia con l’enucleazione e l’affermazione di principi di diritto a chiusura di vicende patologiche. La pubblica funzione notarile, come già accennato, si sostanzia per grandi linee nel costante sforzo di adeguamento dei fatti concreti alle norme giuridiche, nella creazione, mantenimento e salvaguardia di un circuito sicuro degli assetti proprietari, nell’esercizio di un’attività nell’ambito della vita delle imprese diretta al loro supporto tecnico – giuridico ed al controllo di tipo omologatorio per le società, finalizzati allo sviluppo in condizioni di legalità, qualità, libertà e modernità tali da poter realizzare al meglio sia l’obiettivo del perseguimento del profitto e dell’efficienza che giustamente deve guidare l’imprenditore al fine di sollecitarne l’impegno nel lavoro e la valorizzazione delle capacità, sia l’obiettivo dell’affermazione del ruolo sociale delle imprese stesse in quanto portatrici del rilancio economico ed occupazionale, della riqualificazione del territorio e, per tutto ciò, dell’emancipazione della società che tutti ci attendiamo e che dobbiamo imperativamente pretendere ed ottenere per il Sud Italia. Il Notariato produce però anche pubblica fede ed è questo l’aspetto, non marginale, ma forse più esteriore della funzione. L’esercizio della rilevante funzione pubblica del Notariato dà ampiamente conto del numero programmato di accesso alla professione (se si offre pubblica fede non si può affidarne la certificazione in maniera generalizzata), della severa selezione dei professionisti al momento dell’accesso (ma rispetto alla quale il Notariato si è sempre attivato con Scuole dell’Ordine e private di qualità elevata a sostegno della preparazione al concorso), del costo dei servizi notarili e dei guadagni dei notai. Su quest’ultimo aspetto va focalizzata l’attenzione, perché questo è il punto nodale, come si è tentato di spiegare, nell’affrontare il tema della logica della carriera nel Notariato. Ripeterò in proposito nella sostanza le notazioni del Prof. Ugo Mattei, ordinario di diritto civile presso l’Università di Torino e professore di diritto comparato presso l’Università della California, facendole precedere da alcune riflessioni forse estemporanee. Le nostre generazioni, a partire dalla mia, sono state allevate in parte dalla “Walt Disney & C.”, e devo dire con soddisfazione perché la considero distributrice di felicità per grandi e piccoli. Siamo legati al mondo angloamericano per le vicende della seconda guerra mondiale. Abbiamo poi assistito nel corso degli anni a venire al progressivo avanzamento della conquista culturale del “nostro mondo” da parte del “loro mondo”, tant’è che in un articolo di qualche anno fa lessi un commento lusinghiero di Jean Noel Schifano sulla nostra Città che veniva additata dall’illustre intellettuale francese quale unico baluardo contro l’imperante paperinismo culturale. Oggi siamo arrivati allo scontro finale, lo scontro fra ordinamenti giuridici. E qui siamo allo sconcerto più totale; siamo alla costruzione dei Frankstein giuridici. Si è mitizzato un sistema di cui conosciamo poco o di cui non conosciamo abbastanza al di fuori di ambienti specialistici piuttosto chiusi all’esterno, e del quale soprattutto non conosciamo bene il grado di compatibilità con le nostre realtà storiche, sociali, giuridiche ed economiche. Allora raccogliamo in maniera schizofrenica pezzi di un altro ordinamento e li montiamo senza poi poterli ben utilizzare, su una macchina che con quel pezzo non può funzionare o peggio funziona male creando danni irreversibili al sistema in nome di presunte economicità dei servizi legali a tutela del consumatore. Rinneghiamo storia, valori ed una gloriosa tradizione giuridica romanistica per ipotetici benefici, tutti da dimostrare. Sul piano poi della storia e delle forme viviamo l’aberrazione di partecipare consenzienti e quasi entusiasti ad un attacco dall’interno e dall’esterno alla nostra civiltà; è come se i Maya, gli Aztechi, gli antichi Greci e Romani avessero, invece di combattere, fattivamente e pacificamente contribuito alla loro cancellazione etnica e culturale. Non voglio apparire una reazionaria, non lo sono. Se proprio dovessimo accertare in termini assolutamente scientifici, statistici e tecnico – giuridici che i vantaggi di un sistema di common law sono assoluti e trasferibili nel nostro ordinamento, perché non cedere? Ma se ciò non è vero come io credo, e nessuno fino ad oggi ci ha sufficientemente provato il contrario, al massimo possiamo consentire una modesta utilitaristica integrazione, guidata però non da interventi legislativi asistematici e nel complesso dannosi, ma da interventi legislativi prodotti da commissioni di studio altamente qualificate sul piano tecnico scientifico e perciò in grado di aggiornare coerentemente e rigorosamente con il nuovo, reso immune dai difetti d’origine, un sistema collaudato, nel rispetto di una tradizione storica e culturale di grande importanza e prestigio. Credo per esempio nell’utilizzo dell’A.D.R.. Torniamo al costo del servizio – funzione del notariato. La digressione sul mondo angloamericano non è peregrina in proposito. I notai guadagnano molto; anche su questo bisogna precisare che i notai guadagnano bene, benissimo nell’esercizio corretto e non facile della loro funzione, guadagnano molto, troppo, nell’esercizio patologico della loro non funzione e nella realizzazione deformata della loro carriera. Il perseguimento della carriera dei grandi numeri (per clienti, procacciatori d’affari, repertorio, denaro) a mezzo di strutture molto più vicine all’impresa che al mondo delle professioni, con confusione dei ruoli dannosa per entrambe le componenti dell'economia, fatalmente genera una cattiva funzione notarile, se non addirittura una non funzione notarile, e, in assenza o in presenza ridotta al minimo nello svolgimento personale della prestazione del notaio, danneggia un bene pubblico essenziale per la legalità e per la società quale la certezza del diritto. Le parcelle notarili, se ben analizzate, sono molto meno care di quelle di altre categorie professionali ed inoltre, fino a quando si riconosceva pacificamente la loro standardizzazione, tutti su tutto il territorio nazionale pagavano gli stessi importi ad un professionista le cui capacità sono testate in maniera severa e controllatissima; è quello notarile un servizio equivalente al servizio sanitario nazionale di base; noi tuteliamo e testiamo alla base e capillarmente sul territorio la salute della legalità in materia privatistica, il servizio sanitario nazionale di base sostiene i cittadini nella difesa della salute fisica. A ben pensarci sono entrambi valori costituzionalmente garantiti; se la legge è uguale per tutti, se la giustizia in senso formale e sostanziale va garantita, deve essere assolutamente garantita la certezza del diritto, e ciò non può avvenire a prezzi stracciati, nella logica della libera concorrenza, nel perseguimento della carriera realizzata con la costruzione di grandi strutture forti del “prestigio” derivante da mostruosi e monopolistici guadagni determinati dalla catena di montaggio installata nel luogo sbagliato. Altra cosa è dire che il notaio deve guadagnare bene, benissimo, in proporzione allo svolgimento di una corretta carriera scandita dalle tappe determinate dall’acquisizione del credito professionale guadagnato con la dimostrazione trasparente, nel tempo, agli utenti, delle proprie capacità, competenze, doti morali e di un forte spirito di servizio, e ciò è vero per ragioni istituzionali (lo stesso avviene per giudici ed avvocati nel mondo angloamericano, dove questi soggetti sopperiscono in qualche modo alle funzioni notarili, e di qui le ragioni delle digressioni fatte); mi spiego: il notaio, come il magistrato, deve essere soggetto incorruttibile, forte, con rilevante prestigio sociale, e deve avere molto da perdere se cede alla corruzione, solo così può essere dotato dell’autorevolezza necessaria a difendere la legge e la certezza del diritto, a provvedere alla cura della corresponsione di un rilevantissimo gettito fiscale che passa dalle sue mani allo Stato. La severità nell’accesso programmato, l’attesa di lungo periodo per l’esercizio della professione ed il compenso adeguato sono le “assicurazioni sociali” che la società ha contro la corruzione (proprio come avviene per i giudici di common law). Spingere i notai sulla strada della libera concorrenza e del ribasso dei costi significa negare alla società civile, del sud, del centro e del nord, una delle tutele della certezza del diritto e tutti gli altri benefici del notariato, precipitandolo nell'inseguimento della “carriera” intesa come inseguimento della produttività, del numero di atti, del guadagno massimo con il costo minimo per il cliente, tutte caratteristiche non compatibili con la prestazione d'opera intellettuale la quale non si avvale in maniera specifica e necessaria di "fattori di produzione" ulteriori rispetto all'uso dell'ingegno finalizzato a conoscenza e saperi; se nell'esercizio dell'attività d'impresa l'alchimia tra capacità individuali, ingegno, sviluppo della tecnologia, ricettività del mercato rispetto ad un determinato prodotto e condizioni fiscali di favore possono produrre alta qualità a minor costo, nelle professioni intellettuali l'unico fattore di produzione, l'ingegno umano, utilizzato nello spirito della corsa al minor costo in un assolutamente libero mercato porta inevitabilmente ad un prodotto di scarsa qualità e nel Notariato ad un non corretto esercizio personale della funzione notarile che si connota anche per un elevato profilo di umanità ed un elevato grado di etica professionale. Il nostro deve continuare ad essere un servizio uniforme e di qualità, la nostra carriera deve essere assolutamente compatibile con il nostro ruolo istituzionale, e per aversi ciò deve essere garantita all’utente la tranquillità di potersi rivolgere ovunque su tutto il territorio nazionale ad un professionista di pari livello e con costi più o meno equivalenti, nè alti nè bassi, equi, ad un professionista che offra in maniera competente, con conoscenze e saperi di alta qualità, l’assistenza legale di base finalizzata alla certezza del diritto nell’ambito operativo del Notariato e, su richiesta specifica, l’assistenza legale più specialistica e sofisticata in tutte le materie del diritto civile con i costi da determinarsi, vedremo nel futuro come, in base a criteri di trasparenza, ma anche con la dovuta considerazione delle ragioni istituzionali innanzi illustrate: un servizio di alta qualità e prestato con le adeguate garanzie di incorruttibilità deve essere svolto secondo le logiche illustrate, la certezza del diritto non è un prodotto da banco di supermercato.
In conclusione quale la logica giusta della carriera notarile? Sicuramente quella vicina alla carriera in Magistratura. Il notaio deve aspirare al prestigio riconosciuto del suo bagaglio di conoscenza e saperi; questo bagaglio può definirsi riconosciuto solo se lo spende in termini di personalità assoluta della prestazione; anche il contadino della campagna più sperduta riconosce l’autorevolezza di chi gli comunica con pazienza e dedizione quotidiana, con semplicità, le ragioni del diritto, le accetta e le rispetta. Realizzazione della carriera nelle professioni è acquisire in maniera incontrovertibile il ruolo di guida, di punto di riferimento di una comunità, sia essa una Nazione, una Regione, una piccola e sperduta sede notarile. Giustamente ed equamente ben pagati sì perché è fisiologicamente indispensabile per una carriera coerente con il tratteggiato ruolo istituzionale, d’altronde perché no? Non è così nel mondo angloamericano? L’importante è che tutto avvenga in maniera chiara e trasparente a fronte della prestazione di un servizio importante e di qualità, sia pur prestato nella difficilissima posizione di chi svolge una funzione pubblica in posizione di terzietà, ma anche, sia pure in posizione subalterna, l’attività di libero professionista. Questa è la logica della carriera del notaio. Posso infine dire che da sempre il Notariato ha espresso talenti, competenza e qualità, ha privilegiato il merito nel concorso ed ha vissuto il familismo in maniera tutto sommato marginale e non sempre nel senso negativo del linguaggio sociologico, anzi da non figlia di notaio posso dire di aver spesso riscontrato nei colleghi di estrazione notarile, oltre ovviamente la soddisfazione di poter conservare consolidate situazioni professionali, anche l’orgoglio di chi si tramanda una professione antica e prestigiosa. Inoltre esiste una chiave incontestabile di lettura del familismo assolutamente non disprezzabile: il familismo, se contenuto entro i limiti sani del vivere nel quotidiano la professione del genitore e quindi nel senso di formazione curata dalla famiglia (come si legge nei programmi della nostra scuola elementare), può essere solo una situazione di apprendistato in condizioni privilegiate che non esclude il merito. Non ci si può accanire al contrario. Mi viene da pensare alle botteghe dei grandi pittori del passato dove nascevano per lo più i grandi pittori che sarebbero venuti dopo. Artemisia Gentileschi è da condannare per essere stata figlia e forse apprendista del padre?
Voglio da ultimo riportare perché mi piacerebbe che fosse un Manifesto per il Notariato, per le professioni tutte ed in generale, con i dovuti adattamenti, per il nostro Paese, quanto si legge sul sito del “Massachusetts Institute of Technology”:
"Il MIT è un posto unico con specifici valori fondamentali:
Siamo una meritocrazia. Noi ci giudichiamo secondo le nostre idee, la nostra creatività e la nostra concezione di realizzazione, non per chi sono le nostre famiglie. Così definiamo in modo esauriente la meritocrazia.
Certamente la realizzazione accademica è fondamentale, ma che università noiosa avremmo se fosse questo il nostro unico criterio di giudicare il merito!
Siamo competenti. Siamo orgogliosi di generare conoscenze utili che fanno la differenza nel mondo, cambiandolo in meglio.
Siamo intraprendenti. La chiave del successo al MIT è avere una buona idea ed essere pronti a correre con essa.
Siamo inventivi. Noi rispettiamo la tradizione, ma non abbiamo timore di abbandonare il passato o di seguire nuove od insolite direzioni alla ricerca di un modo migliore di fare le cose.
Siamo poco convenzionali. Una istituzione dove la valuta di scambio è l'intelligenza è OK per essere diversa. La nostra accettazione di ciascun altro ci libera fino ad essere il nostro vero sé."

MIT is a unique place with specific core values:

We are a meritocracy. We judge each other by our ideas, our creativity and our accomplishments, not by who our families are. And we define our meritocracy comprehensively.
Certainly academic achievement is paramount, but what a boring campus we’d have if that were our only criteria in judging merit.
We are relevant. We’re proud to generate useful knowledge that makes a difference in the world, changing it for the better.
We are entrepreneurial. The key to success at MIT is to have a good idea and be prepared to run with it.
We are inventive. While we respect tradition, we are not afraid to abandon the past or to strike out in new or unusual directions in search of a better way to do things.
We are unconventional. In an institution where the currency in trade is intelligence, it is OK to be different. Our acceptance of each other frees us up to be our real selves.).

 

                                  Teodora Scarfò